martedì 30 giugno 2009

Il ritorno degli invisibili

Strange days – strani giorni per Adelaide, Brisbane, Durban e per molti altri Consolati in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. Sono i giorni degli incontri, delle riflessioni, delle proposte e delle tante domande. Domande alle quali – con molta umiltà – ho cercato di dare una risposta in questi giorni di presenza in Australia. Anche se le risposte vere non mi competono. Meno ancora gli annunci sulle chiusure di Consolati. Annunci che hanno fatto nascere queste domande e che hanno sconvolto la vita di intere comunità. Comunità che hanno anche dimostrato una inaspettata capacità di azione: proteste per la chiusura di Consolati, richiesta di maggiore attenzione agli sprechi delle nostre pubbliche amministrazioni, inclusi gli Esteri, proposta politica per discutere le vere riforme per gli italiani all’estero. Ringrazio queste comunità. Nuovamente ho imparato molto dalla loro capacità di vedere i problemi distaccandosi dall’immediatezza delle polemiche e dalla confusione delle posizioni di parte. Eppure molti hanno scelto, oggi, da che parte stare e non torneranno più indietro.
La giornata si era aperta con il mio arrivo all’aereoporto di Adelaide e i primi titoli dei quotidiani australiani che parlavano dei problemi del Premier Berlusconi. Ho detto a me stesso che non ne avrei parlato, che mi sarei limitato all’oggetto della mia visita, cioè la rete consolare, le riforme, la ricostruzione in Abruzzo e le pessime scelte del Governo per gli italiani all’estero. Non solo. Intendevo farlo nel modo più razionale possibile ed oltre la mia parte politica di opposizione, targata Partito Democratico.
Non ho il tempo neanche di finire il mio pensiero su una presunta “imparzialità” che arriva la prima domanda: cosa fate voi Parlamentari eletti all’estero, e voi del PD in particolare? Rispondo che mai come in questa occasione, da parte degli eletti all’estero, vi è il totale impegno di tutti, oltre le parti politiche, per modificare questa decisione. Noi del PD facciamo opposizione, forte, alle scelte, sbagliate, del Governo. Lo abbiamo fatto dall’inizio della legislatura contro i tagli, contro le discriminazioni all’esonero ICI, che non riguarda i residenti all’estero, ora anche i contributi per la ricostruzione in Abruzzo escludono i residenti all’estero. Perchè da quando abbiamo i Parlamentari eletti all’estero le nostre condizioni peggiorano? Spiego che non è così. Che con il Governo Prodi eravamo riusciti, nonostante una finanziaria molto dura, a far aumentare le dotazioni dei capitoli per gli italiani all’estero, che avevamo esteso ai residenti all’estero le detrazioni per carichi di famiglia, l’ulteriore detrazione ICI, la “quattordicesima” sulle pensioni. Non è il Parlamento che chiude i Consolati ma il Governo Berlusconi, che potrebbe fare altre scelte. Quello degli italiani all’estero era un mondo per molti anni dimenticato, lasciato ad una sua condizione di stabilità emotiva e culturale, gestita da una rappresentanza – Comites e CGIE – che a momenti era apparsa anche stanca, e che improvvisamente era tornato a parlare, ad essere visibile. Mi rendo conto di questa dimensione mentre parlo! Ed oggi tutti tornano a fare bene il loro dovere di rappresentanza, con una unità di intenti mai registrata prima, contro i tagli, contro le discriminazioni ai danni dei residenti all’estero e contro le chiusure di consolati.
Ma anche nella trascorsa legislatura avete chiuso Consolati – mi chiedono! Il problema qui, infatti, non è chi ha chiuso meno e chi ha chiuso meglio o chi ha utilizzato motivazioni più o meno razionali. Il problema è capire, tutti, che per mantenere la nostra rete diplomatico-consolare, dato un bilancio di partenza del MAE che è largamente insufficiente, date le continue riduzioni di bilancio e data la necessità di aprire le nostre “finestre” in altri Paesi, dobbiamo rivedere il modo in cui siamo rete consolare all’estero oppure tagliare i rami secchi di una spesa da rivedere interamente. Possiamo in altre parole realizzare dei risparmi per poi investire in nuove reti, per migliorare le reti esistenti e posizionarci per il futuro della “cittadinanza elettronica”. Le chiusure sono ingiuste, sempre, se non accompagnate da un progetto di vero rilancio della nostra presenza nel mondo. Lo dicemmo anche al governo di centro-sinistra anche perchè le proteste sono sempre indirizzate ai Governi in carica.
Perchè questa chiusura? Dove rinnoverò il mio passaporto visto che sono solo cittadino italiano.... mi verrebbe voglia di diventare australiano e rinunciare a quella italiana... Dico che reagire in questo modo è sempre sbagliato, anche se capisco le ragioni emotive di una reazione di questo tipo. Penso allo splendido esempio di civiltà che date ogni giorno all’Italia, alle tante disillusioni ed alle attese ancora vive nelle speranze della gente e dico che vale la pena ancora lavorare insieme per modificare questa decisione e per fare le riforme che da tanti anni il mondo degli italiani all’estero attende. Dalla cittadinanza alla riforma dell’insegnamento della lingua italiana nel mondo, sono queste le priorità. Ma oggi Governo e maggioranza le allontanano queste priorità. Non solo. Esiste una visione degli italiani all’estero distorta. Non sei cittadino, non conti, se parli male italiano... dice un anziano “vecchio australiano”, espressione che ricorda a tutti che è qui da una vita. Caro vecchio australiano è proprio così: non solo in Australia ma anche in America Latina, l’Italia si permette oggi il lusso di pretendere l’italianità della purezza, anche linguistico-culturale. È il prezzo che paghiamo per il leghismo nostrano che domina la coalizione di centro-destra e che oggi detta le regole d’ingaggio con le nostre comunità.
Forse ci ripensano – dice speranzoso un giovane che parla delle possibilità di mantenere Detroit per l’arrivo della Fiat. Spero anch’io che questo piccolo miracolo di coincidenze da “very strange days” ci porti buone notizie. E mi viene in mente il titolo di una canzone da scrivere, Noi che non viviamo a Detroit .... di un film-documentario da girare e di una storia comunque da raccontare: il ritorno degli invisibili.

giovedì 25 giugno 2009

L’On. Marco Fedi designato Presidente della Sezione bilaterale di amicizia Italia-Australia


Il Gruppo Italiano dell’Unione Interparlamentare della XVI Legislatura, presieduto dall’On. Antonio Martino, ha iniziato l’iter di ricostituzione delle Sezioni bilaterali di amicizia che rappresentano uno degli strumenti di diplomazia parlamentare.

L’On. Marco Fedi, deputato eletto nella Circoscrizione Estero per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, è stato confermato Presidente della Sezione bilaterale di amicizia Italia-Australia. Fedi aveva ricoperto questo incarico nella precedente legislatura.

Necessario uno sforzo comune per migliorare la qualità del sostegno alla diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo: a partire dalle risorse

La relazione del Ministero degli Affari esteri sull’attività svolta dalla Società Dante Alighieri è stata occasione utile – oltre a fare il punto sulla situazione specifica dell’ente – per approfondire il tema generale dell'insegnamento della lingua italiana nel mondo.
Un’attività – ha ricordato l’On. Marco Fedi – che è svolta dagli istituti di cultura, dalla Società Dante Alighieri, dagli enti gestori e dalle scuole italiane all'estero, laddove esistenti.
Nel condividere le considerazioni contenute nella relazione sulla presenza ed attività della Società Dante Alighieri nel mondo, l’On. Fedi ha segnalato tuttavia l’esigenza che si proceda ad una valutazione sugli strumenti migliori per lo svolgimento di tale attività, tenendo conto della distinzione tra programmi di insegnamento curricolare e programmi rivolti al terziario o in generale agli adulti. In una situazione di riduzione delle risorse economiche a disposizione di questo settore, con i forti tagli operati dal Governo agli stanziamenti per i corsi, si rende necessario svolgere, su questi temi, una riflessione politica approfondita. Questa è una vera autentica emergenza.
Siamo disponibili a un confronto aperto con il Governo e con la maggioranza, congiuntamente ai colleghi del Senato, poiché le riduzioni di bilancio per gli anni futuri minacciano la capacità di penetrazione e la stessa esistenza di lingua e cultura italiane nel mondo. Anche su questi temi sarebbe utile partire dalle proposte di legge già presentate in Parlamento e dalle analisi e proposte del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

Dal mondo forti proteste per la chiusura di consolati

Congelare la decisione di declassare e chiudere 22 consolati nel mondo ed attivare un tavolo di discussione con il Parlamento. Un tavolo di discussione che consenta anche ai parlamentari di conoscere e di approfondire adeguatamente il progetto per la realizzazione del consolato elettronico. Questa è la proposta avanzata dall’On. Marco Fedi in sede di audizione del Sottosegretario di Stato agli Affari esteri, Sen. Alfredo Mantica, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.
Da Adelaide a Brisbane fino a Durban, dall’America del Nord all’Europa, le annunciate chiusure di Consolati hanno sollevato forti proteste e manifestazioni di dissenso rispetto alla scelta del Governo e forti preoccupazioni sollevate anche dai Governi locali. Nella capitale dello Stato del South Australia, Adelaide, la voce di protesta è arrivata in Parlamento.
La preoccupazione si ritrova nelle parole di una mozione, nelle posizioni unitarie di parlamentari di maggioranza e opposizione e nel comunicato del Premier statale Mike Rann. La forte richiesta di invertire il senso di marcia, di non adottare questa decisione annunciata, di mantenere inalterati i rapporti con gli Stati, rappresentano una aperta critica al Governo ma, allo stesso tempo, paradossalmente, anche un apprezzamento per il lavoro svolto negli anni dalla nostra rappresentanza e dal personale consolare”.
Su questi temi sarebbe necessario unirci nell’affermazione di principi, fare squadra attorno all’idea di servizio per le comunità e di azione diplomatica con gli Stati – che negli anni ci hanno consentito di raggiungere importanti traguardi bilaterali – piuttosto che dividerci tra interessi geografici, tra personale di ruolo e a contratto, tra chi pensa si possa spendere meglio, eliminando il superfluo, e chi vede solo le urgenze ed i buchi da tappare con i tagli. Credo questo sia il momento dell’azione comune. Dobbiamo lavorare affinché il Governo fornisca elementi di chiarezza su come intende gestire i servizi. Condivida le strategie di medio e lungo corso, la politica di investimenti, le soluzioni per sopperire alla chiusura di sedi nel mondo. Non ci sono vincitori e vinti, ma solo un Governo che appare sempre più disperato nel racimolare risorse che andranno a tante cose fuorché quella rete consolare, che invece chiede investimenti proprio per essere adeguatamente riorganizzata. Ora la logica non può essere quella della distanza: forse in Europa un ragionamento strettamente “podistico” può essere adottato. Oggi abbiamo un secondo compito: dire chiaramente che tipo di Paese vogliamo essere e che tipo di organizzazione vogliamo darci, per esserlo anche all’estero.
Ci dica il Governo come intende realizzare una vera riorganizzazione. Ci presenti un programma serio di lavoro e su quello – anche da posizioni diverse – potremo discutere e confrontarci. Ciò che abbiamo davanti è l’ennesima manovra di riduzione dei costi, peraltro anche minimi se a regime, nel 2012, si parla di un risparmio di 8 milioni di euro. Nei prossimi giorni e mesi ciascuno con le proprie responsabilità dovrà operare per invertire questo metodo di lavoro, per non arrivare alle emergenze e per garantire ai cittadini italiani i servizi che meritano – e non solo quelli che lo Stato italiano è in grado di fornire – e per rafforzare la nostra presenza diplomatica all’estero anziché indebolirla.
Noi crediamo sia possibile realizzare i risparmi necessari da investire nel rafforzamento e nell’ampliamento della rete consolare - che deve poter arrivare anche in quelle nuove realtà in cui è richiesta la presenza della nostra diplomazia e della nostra rete di servizi - sia attraverso tagli alle spese amministrative che attraverso l’utilizzo dei consolati onorari e degli sportelli di servizio.

venerdì 19 giugno 2009

FEDI (PD): Gli impegni veri sono quelli scritti nelle norme

Prima, durante e anche dopo l’approvazione definitiva del decreto per la ricostruzione in Abruzzo, il Governo continuerà a fare promesse e prendere impegni. La verità è che gli unici impegni veri sono quelli scritti nella legge – ha affermato l’On. Marco Fedi durante i lavori della Camera impegnata nell’iter di conversione del decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, recante “interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”, già approvato dal Senato.
In un ordine del giorno presentato ieri, i Deputati PD Fedi, Farina, Bucchino, Narducci, Garavini e Porta chiedono un impegno del Governo per estendere la concessione dei contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero, indipendentemente dall’iscrizione AIRE.
Si tratta di emigrati e connazionali provenienti dall’Abruzzo che risiedono all’estero ed hanno negli anni mantenuto un forte rapporto con le realtà territoriali, L’Aquila compresa, colpite dal terremoto del 6 aprile scorso.
Molti di questi hanno conservato un intreccio affettivo, culturale ed economico con l’Abruzzo, anche se non hanno più la cittadinanza italiana e quindi non sono iscritti all’AIRE.
Grazie a questi forti legami hanno conservato e curato gli immobili ereditati dai loro genitori, hanno acquistato nuovi immobili e in molti casi hanno investito i loro risparmi nella costruzione o nell’acquisto di un’abitazione nei comuni colpiti duramente dal sisma.
Le istituzioni italiane – si legge nell’ordine del giorno – devono garantire analoga attenzione agli emigrati abruzzesi che risiedono fuori dai confini nazionali e che stanno manifestando – con le comunità italiane e locali – la loro solidarietà nei confronti delle zone colpite dal terremoto con raccolte fondi sostenute anche dai Governi dei Paesi di residenza.

FEDI (PD): No di Governo e maggioranza ai contributi per la ricostruzione in Abruzzo ai residenti all’estero

Dopo il passaggio al Senato il decreto sulla ricostruzione in Abruzzo è al vaglio della Camera dei Deputati. Governo e maggioranza hanno detto “no” ad un emendamento dell’opposizione che estendeva il diritto ai contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero.
Un ennesimo no da parte di questa maggioranza e del Governo agli italiani residenti all’estero, nonostante la grande e forte opera di solidarietà di cui le comunità italiane nel mondo sono protagoniste.
Nei giorni scorsi erano state date ampie assicurazioni su questo tema ma il Governo intende lasciare un vuoto interpretativo su questi aspetti. Il PD ha denunciato l’ingiustizia, ha votato a favore degli emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza ed ha coerentemente ricordato la parità di trattamento come elemento centrale nella ricostruzione. Una fase di ricostruzione che dovrà, soprattutto nel centro storico de l’Aquila, inevitabilmente, tener conto della vicinanza delle abitazioni senza distinzione sulla residenza dei proprietari.

La virgola, d’inizio estate… calda ed eversiva

L’ennesimo annuncio di chiusura consolati arriva nella mattinata di una torrida giornata di metà giugno. L’abitudine al caldo, all’ascolto di proposte di smantellamento della rete consolare, vendute come “riorganizzazione”, l’abitudine a sentir parlare di necessità di contenimento e riduzione della spesa pubblica – abitudini conquistate sul campo – aiutano a superare la stanchezza, a resistere alle facili polemiche ed a cercare di comprendere come uscire – definitivamente – da questa fase di instabilità della nostra rete diplomatico-consolare. Pessime pratiche e cattive abitudini, forse anche il caldo, ci inducono ad una riflessione più approfondita del solito. Per fare rete consolare, al servizio dei cittadini, e rete diplomatica al servizio degli interessi del Paese, è necessario investire in informatizzazione, digitalizzazione, formazione ed innovazione tecnologica: chi sta facendo tutto ciò? La nostra rete consolare tradizionale offre un importante punto di rapporto con lo Stato italiano, tra cittadini e pubbliche amministrazioni, tra imprese e mondo degli scambi commerciali e dell’economia, tra l’Italia e gli altri Stati. Per queste ragioni aumentano le nostre preoccupazioni e perplessità. In che modo Ambasciatore e Consoli Generali saranno in grado, viste anche le limitate risorse, di agire localmente? Come potranno rispondere contemporaneamente, in Paesi come Australia e Sudafrica, a struttura federale, alle esigenze di Melbourne e Adelaide, Sydney e Brisbane, Johannesburg e Durban? Con quale personale e con quali risorse, considerato che il personale di ruolo non arriva, si è ampiamente al di sotto dell’organico minimo per quelle sedi e le risorse sono state decurtate, finanziaria dopo finanziaria? Per finire con l’autentica presa in giro sulle distanze: l’America Latina non sarebbe stata toccata per via delle distanze. Evidentemente agli Esteri hanno scarse cognizioni geografiche, il che aumenta le nostre preoccupazioni. L’America Latina non deve essere toccata perché ne conosciamo bene le condizioni!
In un mondo perfetto un cittadino italiano deve venire assistito ovunque si trovi. Per farlo bene occorre avere strumenti. Per avere strumenti occorre mettere in campo progetti, programmi e risorse. Oggi questa progettazione manca. E questo è l’aspetto più drammatico e triste.

Eversione!?!

L’estate inizia con lo spettro dell’eversione. Non certo la chiusura dei Consolati – anche se cancellare la presenza dello Stato italiano non potrà mai essere concepito come “alto senso dello Stato” – non certo i risultati elettorali che ci consegnano un’Italia sostanzialmente identica a quella che avevamo descritto alcuni mesi orsono, ma con alcuni tratti accentuati: Lega Nord che condiziona la maggioranza ormai su tutto, Governo incerto nel contrastare la crisi e alle prese con la limitatezza delle risorse – anche per la ricostruzione in Abruzzo.
La denuncia – come tante altre – arriva del Presidente del Consiglio dei Ministri.
I poteri forti vorrebbero mettere in discussione il risultato elettorale. Non ci è dato capire o sapere a quali fatti ci si riferisca: fatti che ovviamente dovrebbero andare oltre lo scudo del “lodo Alfano” per avere come conseguenza una crisi di Governo o le dimissioni del Premier. L’unica eversione – in questo momento – non è la possibilità che vi siano “scossoni” nella maggioranza: abbiamo avuto scosse e scossoni e continueremo ad averli. Basti pensare alle ronde civiche e alle ronde nere, alle intercettazioni telefoniche ed agli strani accordi interni alla maggioranza. E basta seguire la coerente e lineare azione del Presidente della Camera Fini per capire che nella maggioranza qualche cosa non va. L’unica manovra eversiva è quindi la denuncia stessa dell’eversione!
Ricostruzione, impegno, solidarietà ed… esclusione

Gli esclusi dai contributi per la ricostruzione sono i non-residenti, nonostante gli emendamenti del Partito Democratico. No di Governo e maggioranza ai contributi per la ricostruzione in Abruzzo ai residenti all’estero
Dopo il passaggio al Senato il decreto sulla ricostruzione in Abruzzo è al vaglio della Camera dei Deputati. Governo e maggioranza hanno detto “no” ad un emendamento dell’opposizione che estendeva il diritto ai contributi per la ricostruzione anche ai residenti all’estero.
Un ennesimo no da parte di questa maggioranza e del Governo agli italiani residenti all’estero, nonostante la grande e forte opera di solidarietà di cui le comunità italiane nel mondo sono protagoniste.
Nei giorni scorsi erano state date ampie assicurazioni su questo tema ma il Governo intende lasciare un vuoto interpretativo su questi aspetti. Il PD ha denunciato l’ingiustizia, ha votato a favore degli emendamenti che sono stati respinti dalla maggioranza ed ha coerentemente ricordato la parità di trattamento come elemento centrale nella ricostruzione. Una fase di ricostruzione che dovrà, soprattutto nel centro storico de l’Aquila, inevitabilmente, tener conto della vicinanza delle abitazioni senza distinzione sulla residenza dei proprietari.